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| In una serena mattina di Agosto, osservo dal finestrino dell'auto il
cambiamento del paesaggio: i monti che si tuffano nel mare della Liguria
lasciano spazio, dopo la Spezia, alle morbide piane Toscane, e già in
lontananza, alla mia sinistra, si intravedono le bianche ferite delle cave
di marmo. Sono in leggero ritardo, ma ormai pochi minuti mi separano dall'appuntamento
a Pietrasanta con il liutaio Fabio Ragghianti.
Trovare il suo shop non è stato affatto difficile, e mi presento sorridendo,
chitarra in spalla e camicia di lino, al simpatico costruttore di clavicembali
con cui Fabio divide l'area lavorativa. Ragghianti è al telefono, ma mi
accoglie lo stesso con un sorriso e una stretta di mano. |
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Ci eravamo conosciuti qualche settimana prima, sempre
a Pietrasanta, in occasione di un concorso di chitarra classica il cui
esito è meglio
lasciar fuori da queste pagine. Avevo mostrato al liutaio la mia chitarra,
che egli stesso aveva costruito più di undici anni fa per Armando
Corsi, il mio primo maestro, e che era poi finita in mano mia, non senza
un certo timore: non sapevo come avrebbe reagito nel vedere un simile
strumento passare dalle mani esperte di Armando a quelle di un semplice
studente.
Già allora Ragghianti mi aveva colpito per la sua gentilezza, mostrandosi
felice che fossi venuto in possesso della chitarra, ed invitandomi al suo shop
per un set-up non appena fosse tornato da un viaggio negli Stati Uniti: la mia
visita appena conclusa non ha fatto altro che confermare queste mie impressioni.
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Come si intuisce dalle foto, lo shop vero e proprio è di dimensioni contenute,
ma organizzato in maniera logica ed efficiente. Attrezzi, jigs e tools di ogni
sorta sono appesi alle pareti in prossimità del banco di lavoro, mentre
una colonna di cassetti di legno ospita parti, meccaniche e altre minuterie.
Da un angolo un cartello ci ricorda che "la Patafisica è la scienza."
Su
una delle due pareti lunghe sono appesi gli strumenti su cui Ragghianti sta lavorando
al momento: al tempo della mia visita c'erano una Gibson degli anni '30 in restauro,
una Ragghianti acustica del 2000, visibile nella foto, a tema "fasi lunari",
in attesa di un refret, e l'ultima incarnazione del modello MXM, di cui parlerò più profusamente
in seguito. I macchinari più ingombranti, gli stash per la stagionatura
del legno, e la zona per la verniciatura sono tenute in comune con il clavicembalista.
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Mentre Ragghianti dà un'occhiata alla mia chitarra,
iniziamo a chiaccherare di liutai, mercato, ed artisti. Gli strumenti di
Fabio godono di una popolarità sempre crescente negli Stati Uniti,
ed il liutaio di Pietrasanta vi si reca di frequente, vista anche la sua
attività di insegnante presso la LSI di Sebastopol, CA, e la sua attiva
partecipazione ai convegni della Guild of American Luthiers. Fin dai primi
passi in liuteria mossi all'inizio degli anni '80, Ragghianti ha sempre avuto
un occhio di riguardo tanto per l'aspetto pratico quanto per quello teoretico
della professione, come testimonia la tendenza all'innovazione presente in
tutta la sua produzione.
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Esemplare a riguardo è la concezione del modello MXM, cavallo di battaglia
della scuderia Ragghianti. Si tratta di una chitarra classica che unisce
idee innovative, più o meno "fortunate", di liutai ed epoche
diverse, insieme ad elementi propri del Ragghianti-pensiero. Tra le caratteristiche
principali sono il foro-monitor (da cui la prima M del nome) sulla spalla
della chitarra, che rende lo strumento più efficiente (si pensi ad
un'ampolla per l'olio con il suo sfiatatoio) e permette al chitarrista di
avere un'idea molto più accurata del suono dello strumento. Rilevante
anche la bombatura del fondo, che fa uso di una catena ad X (da cui la X
nel nome), il tutto in grado di massimizzare reattività e volume dello
strumento. Le fasce sono in un laminato speciale, il Multiflex (da cui l'ultima
M del nome) in grado di offrire stabilità alla chitarra senza l'uso
di controfasce. Il manico è rinforzato in carbonio, la tastiera è rialzata
con tasti a ventaglio (scala variabile 66-63 mm), per la migliore intonazione
possibile sulle sei corde.
Ho suonato lo strumento per qualche minuto, ed ho potuto apprezzarne il timbro
ricco e ben definito, i bassi caldi e precisi, l'ottima "spinta" a
livello di volume. Il foro-monitor aiuta molto ad apprezzare le variazioni del
tocco della mano destra, e la scala composita fa la differenza sui fraseggi sulle
corde basse. La tastiera a ventaglio richiede tempo per abituarsi (la prima impressione è di
aver bevuto un bicchiere di troppo), ma i vantaggi sembrano decisamente più consistenti
dei "contro."
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