Tones from an Open Heart - recensione di Alef @ Genovatune

C’è chi compone musica e chi compone poesie in musica. C’è chi ascolta musica e chi sogna con essa. Ed ecco che, messo questo disco, inizi a sognare.

La poltrona si inchina e magicamente non ascolti più niente. Stai sorseggiando un boccale di birra, appena spillata, assaporandone il malto, trattenendola in bocca per poi deglutirla.

Questo è un viaggio, dove le emozioni vengono raccontate dalla chitarra, dove chi ascolta si accorge di essere in una sorta di religioso silenzio, dove l’unica cosa che si muove sono le foglie degli alberi del mondo immaginario che si è creato intorno a voi.

Man mano che le note si diffondono per la vostra stanza, o dovrei dire landa, vi ritroverete a riflettere sui momenti più particolari della vostra vita, starete passeggiando con le mani in tasca in qualche prateria irlandese o starete gettando dei sassolini nell’acqua con la testa chissà dove.

Ed ecco che poco dopo abbozzerete un sorriso, presto trasformato in risata da un allegro ritmo sincopato, dove il vostro indice e il vostro corpo diventano metronomi, muovendosi a tempo. L’aggiunta di una viola e di un violoncello vi rigetteranno tra i mille ricordi di momenti passati e vi sentirete, sempre più, in pace con voi stessi.

Capiterà, in questo viaggio tutt’altro che noioso, di pensare tantissimo, di essere travolti dalla musica come fosse una cascata di incessante melodia, come se fosse un filo di vita capace di rendervi tristi per poi consolarvi. E sarete misticamente impotenti di fronte a tutto quello che ascolterete in questo mondo. Come una matita sul foglio vedrete disegnare le sensazioni e, come un gondoliere, l’esecutore ci trasporterà fuori da luoghi conosciuti e in una dimensione priva di tempo.

Ah, non vi ho ancora detto chi è l’architetto di questo mondo, scusate: un mio coetaneo che studia chitarra classica nel lontano Tennessee. Il suo nome è Giacomo Fiore, la sua non è musica ma poesia: è una lieve carezza fatta di melodie. Perfetta essenza tra gioia e tristezza.

Se siete amanti di "banalità" quali titoli, durata dei brani e chissà cos’altro avete qui sotto e a fianco tutto: ma non chiedetemi di più, provate, per una volta, a chiudere gli occhi e lasciarvi penetrare da questa musica. Io ora devo tornare nel mio mondo... Nel suo mondo, avete ragione. In fin dei conti, questo viaggio dura meno di un’ora.

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